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Il festival di Monterey: The Who |
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Musica
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sabato 21 giugno 2008 |
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Il 18 giugno del 1967 rientra a pieno diritto fra le date più importanti in assoluto per la musica rock contemporanea. Dopo la sfolgorante esibizione di Janis Joplin con i Big Brother & the Holding Co., ci sarebbero state almeno altre due esibizioni destinate a fare epoca.
Fra gli organizzatori del Festival c'era anche il baronetto Paul McCartney, che era riuscito a portare a Monterey due band britanniche che andavano per la maggiore dall'altro lato dell'Atlantico: The Who e la Jimi Hendrix Experience. I loro interventi erano previsti verso la fine dalla giornata, subito prima delle due band più popolari all'epoca in California, i Grateful Dead e The Mamas & The Papas. Il problema era che sia Pete Townshend, chitarrista degli Who, che Jimi Hendrix volevano suonare per primi. La questione fu risolta con il lancio di una moneta, che decretò che The Who avrebbero suonato per primi.
Pete Townshend (chitarra), Roger Daltrey (voce), John Entwistle (basso) e Keith Moon (batteria) erano dei ragazzi londinesi estrosi e incazzati. La loro presenza scenica è a mio avviso tuttora insuperata: Moon suona la batteria come un indemoniato, Townshend aggredisce la chitarra muovendo le braccia come le pale di un mulino a vento, Daltrey lancia e agita il microfono mentre Entwistle si esibisce in formidabili a solo di basso restando perfettamente immobile. Con la loro musica spigolosa e ritmata, ispirata spesso a quella dei Kinks, divennero gli idoli dei mods. I mods erano ragazzi inglesi con la passione per le Lambrette superaccessoriate, per i cardigan e per le anfetamine, e si contrapponevano ai rockers che invece guidavano le Harley Davidson e portavano giubbotti di pelle. The Who divennero estremamente famosi grazie al singolo My Generation, inno generazionale nichilista ("I hope I die before get old"). In particolar modo, fece scalpore il modo in cui ne concludevano l'esecuzione dal vivo: distruggendo tutto ciò che c'era sul palco, amplificatori e luci incluse. Anche a Monterey non furono da meno, come potete vedere nel video qui sotto...
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Il festival di Monterey: Janis Joplin e i Big Brother |
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Musica
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martedì 17 giugno 2008 |
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Provo a lanciare una rubrica completamente nuova, in cui traccerò la storia dei principali festival rock degli anni 60, dopo i quali la musica non è più stata la stessa. Inizio col parlarvi del Monterey Pop Festival, il cui anniversario cade proprio in questi giorni.
Fra il 16 e il 18 giugno 1967, circa 200.000 persone si radunarono a Monterey, in California, per assistere al primo dei grandi raduni hippie della fine degli anni 60. Il Festival di Monterey diede inizio alla "Summer of Love", quell'estate del 1967 che, principalmente a San Francisco, si caratterizzò per una ferma protesta contro la guerra in Vietnam, per l'uso sfrenato di allucinogeni come l'LSD, e per la nascita di un nuovo linguaggio espressivo, influenzato dall'assunzione di droghe, denominato "Psichedelia".
All'interno del festival si distinsero due schieramenti di gruppi musicali dominanti: le band di San Francisco, che sarebbero state le vere mattatrici del festival, come i Jefferson Airplane, i Grateful Dead e Big Brother & the Holding Co.; e quelle di Los Angeles, come gli organizzatori e all'epoca ben più noti The Mamas & The Papas, destinati a un ruolo di secondo piano. Oltre a questi, c'erano gruppi e singoli provenienti da tutti gli Stati Uniti oltre che dall'Inghilterra (The Who) e dall'India (Ravi Shankar). Ma oggi voglio parlarvi di Janis Joplin.
Janis Joplin era una ragazza texana letteralmente fuggita in cerca di un ambiente più consono al suo estro artistico. Formatasi col blues e con lo swing, quando arriva nel quartiere hippie di Haight Ashbury di San Francisco mescola gli stili tradizionali alla psichedelia più spinta, grazie all'incontro con la band dei Big Brother & The Holding Co.
La prima uscita pubblica di rilievo della band è proprio a Monterey, nella seconda giornata di concerti. La loro esibizione crea subito grande scalpore per l'energia che Janis Joplin riesce a profondere nella sua voce graffiante. Il regista D.A. Pennebaker, che sta filmando l'intero festival, si trova però a corto di pellicola e non riesce a riprendere la loro performance. Per questo, chiede agli organizzatori di far replicare il gruppo nella giornata seguente: Pennebaker capisce che non avrebbe potuto perdere quella che sarebbe stata una delle esibizioni più memorabili dell'intero festival. Dopo Monterey, la popolarità di Janis supererà notevolmente quella del resto del gruppo, e la cantante intraprenderà la carriera solista, fino a raggiungere una tragica fine per overdose, nel 1970.
Ed ecco a voi l'esecuzione di Ball and Chain, un blues scritto da Big Mama Thornton. Purtroppo Pennebaker ha deciso di accorciare il brano tagliandone la parte centrale. Personalmente credo che questa sia una delle migliori esecuzioni dal vivo in assoluto. La donna del pubblico che vedete ripresa in primo piano con la bocca aperta, e che dice "WOW" alla fine del filmato non è una spettatrice qualunque: è Mama Cass, cantante dei The Mamas & The Papas, una delle voci più apprezzate del periodo.
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Recensione doppia: Gomorra e Indiana Jones |
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Recensioni
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giovedì 29 maggio 2008 |
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Nell'arco di due giorni ho avuto modo di vedere due film molto diversi. Nell'attesa del prossimo capitolo dello show di George Carlin, ve li recensisco.
Per motivi puramente affettivi, sono andato a vedere il quarto, geriatrico capitolo della saga del più atipico archeologo esistente: Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo. Un Harrison Ford più ammiccante che mai viene stavolta rapito dai sovietici (il film è ambientato nel 1957, in piena guerra fredda) e condotto nel magazzino in cui, nel primo episodio, era stata custodita l'Arca dell'Alleanza. Il reperto ambito dai russi (che non è l'Arca, che i nostalgici potranno comunque intravedere per qualche secondo) è lo stimolo per l'inizio dell'avventura.
Non mancano l'ironia tipica della serie e le situazioni estreme, in cui il caro Henry Jones Jr. se la cava per il rotto della cuffia e senza mai perdere il fidato cappello. Manca purtroppo Sean Connery, la cui presenza nel terzo capitolo della saga valeva da sola metà del film. Ci sono tanti effetti speciali digitali, sicuramente ben fatti, ma che fanno rimpiangere i cari vecchi effetti artigianali degli anni '80. C'è un nuovo personaggio, un giovane motociclista che potremmo rivedere in futuro, e il ritorno di una vecchia conoscenza.
Infine, sarà che nel frattempo sono invecchiato, mi è sembrato che stavolta nell'espressione "fantarcheologia" si sia privilegiata di gran lunga la parte fantastica rispetto a quella archeologica (a dire il vero, se chiedete a un'archeologa come Emi, vi dirà che in realtà di archeologia in questo film non ce n'è nemmeno un grammo). Il film stavolta chiede decisamente troppo alla sospensione dell'incredulità.
In una mia personale classifica fra i film della tetralogia di Indiana Jones, questo si piazza penultimo, una tacca sopra l'inutile Tempio Maledetto, ma decisamente sotto l'Arca Perduta e l'inarrivabile Ultima Crociata.
Deludente. Solo per i nostalgici.
Quindi, Gomorra. Tutta un'altra storia. Se avete letto il libro di Saviano, sarete consapevoli che l'impresa di infilare tutto ciò che lì viene raccontato in un solo film è fuori portata per chiunque. E il regista Garrone non ci prova nemmeno, per fortuna. Ci sono cinque storie che si avvicendano, ambientate in diversi luoghi di quella Gomorra campana che tanto somiglia a uno scenario postnucleare, primo fra tutti il palazzaccio delle Vele, a Scampia. C'è il ragazzino che vuole entrare a far parte del Sistema, due ragazzi che ambiscono a diventare più potenti dei Casalesi, l'esattore della Camorra, il sarto abilissimo e sfruttato, il losco smaltitore di rifiuti (un grande Toni Servillo).
Gli attori sono in gran parte non professionisti, abilmente diretti e incredibilmente credibili nei loro ruoli. La lingua è rigorosamente il dialetto campano, comprensibilissimo per un pugliese come me, ma non vi preoccupate: ci sono i sottotitoli. La dose di realismo mette la voglia di fare paragoni quasi blasfemi, e paragonare Gomorra ai grandi film italiani del neorealismo.
Altro tratto comune con i film neorealisti è il pessimismo sottostante: al Sistema della Camorra non si sfugge, non ci si può opporre, non sembra esserci alternativa. Bellissima la frase di Servillo: "l'Italia in Europa ce l'abbiamo portata noi".
Un film bellissimo, che merita tutti gli onori che sta ricevendo. E che non vi esonera dal leggere il libro.
Eccellente: da non perdere!
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Polemiche varie
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lunedì 05 maggio 2008 |
Il neopresidente della camera, il camerata Gianfranco Fini, ha appena dichiarato che bruciare la bandiera di uno Stato sovrano, gesto sicuramente incivile, sarebbe "molto più grave" che pestare a morte un passante perché ti ha rifiutato una sigaretta.
Questo solo perché lo hanno fatto degli estremisti di destra. Se per ipotesi a farlo fossero stati degli elettori di rifondazione comunista avrebbe già chiesto di radere al suolo tutti i centri sociali d'Italia.
Tra l'altro, Fini tira in ballo le cose a cazzo di cane come al solito: parla di centri sociali antisemiti perché contestano il governo di Israele e la sua politica espansionista. La religione e la razza non c'entrano nulla, c'entrano molto la politica e l'imperialismo.
Perché Fini non chiede invece a quei "bravi ragazzi" di Verona cosa ne pensano degli ebrei? La risposta potrebbe essere illuminante.
Fini, per il bene del paese, lascia stare, non sei ancora pronto per la democrazia.
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Dove andremo a finire? Ci siamo già... |
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Vita vissuta
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martedì 29 aprile 2008 |
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Forse qualcuno di voi si è chiesto dove sono andato a finire, perché non ho commentato con qualche Mosca da Bar il disastroso esito delle elezioni nazionali, perché non continuo a scrivere qualche Inutile Avventura, e così via.
La verità è che il successo travolgente di Berlusconi mi ha lasciato basito, non credevo che gli italiani avessero dimenticato così rapidamente le schifezze della legislatura 2001-2006. Senza dubbio il Piddì non era il migliore dei partiti possibili (infatti io ho risolto il mio imbarazzo votando per Italia dei Valori), ma non riesco proprio a capire come si possa preferirgli il Piddielle e l'annessa Lega, che, per inciso, sarà il vero partito al governo visto che sarà decisiva in entrambi i rami del parlamento.
Uno sguardo al futuro:
1) l'Italia sarà divisa in 3 macroregioni fiscali: Nord, Centro e Sud. Il PIL di ognuna di esse dovrà essere reinvestito al 90% nella stessa regione. Il Sud sprofonderebbe nel terzo mondo, ma la riforma costituzionale sarà varata senza il quorum necessario, e verrà quindi con ogni probabilità bocciata al referendum confermativo (di nuovo). Tanto paghiamo noi.
2) Rete4 non andrà sul satellite e l'Unione Europea ci comminerà una multa di 300.000 euro al giorno a partire dal gennaio 2006. Tanto paghiamo noi.
3) Malpensa resterà un hub internazionale nonostante non se la fili nessuno. Continuerà a perdere milioni di euro al giorno solo perché la Lega altrimenti fa cadere il governo. Tanto paghiamo noi.
4) Bisognerà salvare Cuffaro, Dell'Utri, Confalonieri, Berlusconi e così via dai processi che li vedono coinvolti. Verranno quindi depenalizzate l'associazione mafiosa, la frode fiscale e la corruzione di giudici.
5) I rifiuti in Campania resteranno dove sono, o peggio, verrano inceneriti e sparsi nell'atmosfera. Una nuova razza di campani resistenti alla diossina sostituirà gli homo sapiens sapiens della regione.
6) Si farà il ponte sullo stretto di Messina, che però non sarà mai ultimato per difficoltà inaspettate in fase di costruzione, dopo aver bruciato una quantità di euro 5 volte superiore rispetto al previsto. Si faranno anche le centrali nucleari, ma saranno ultimate quando il costo dell'uranio sarà così proibitivo che sarà impossibile farle partire. Nel frattempo, cominceremo a importare energia prodotta col solare da Francia e Spagna.
7) La scuola pubblica subirà ulteriori tagli, alla scuola privata verranno aumentati i finanziamenti. Visto che alle private vengono promossi anche i deficienti, il livello culturale della popolazione italiana si abbasserà ulteriormente.
8) Non si faranno: riforma elettorale, legge sul conflitto di interessi, riforma del sistema televisivo.
Buona legislatura a tutti voi.
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