Archivio di novembre 2009

Gentili utilizzatori finali, viviamo tempi bui. Il fiammifero che vi proponiamo oggi per illuminare la via è, ancora una volta, il nostro beniamino Bill Hicks. Ebbene sì, ComedySubs è ormai alla frutta e ha deciso di raschiare il fondo del barile offrendovi un bootleg di scarsa qualità audio/video spacciato per un grande ritorno in pompa magna.

Trattasi, come detto, dell’unico show [se si eccettua un Live in Chicago del 1992 di pessima qualità video  (ReRosso)] che ancora era scampato alle grinfie dei nostri traduttori e dell’ultimo spettacolo  registrato dal comico texano, e possiamo dire che è un po’ come il nostro This Is It.

È il 17 novembre 1993, 3 mesi prima che Iddio ci negasse esilaranti monologhi su George Bush jr chiamando a sè tra atroci sofferenze il nostro mai troppo compianto Bill. E in scena vediamo un Hicks a cui non siamo abituati, barbuto, visibilmente dimagrito per la malattia e incattivito per un destino umanamente impossibile da accettare.
Le note di speranza che chiudevano i suoi spettacoli sono sparite, ora Bill riversa le sue frustrazioni (senza però nessuna traccia di vittimismo) su uno sparuto pubblico di fans (lui che meritava ben altri palcoscenici) in quella che lui stesso definì “comedy of hate”.

È anche lo spettacolo del famoso sketch su Rush Limbaugh, ricucito da Daniele Luttazzi (che riprende da questo monologo un altro paio di battute) addosso al suo omologo italiano Giuliano Ferrara, ma vedrete che, in confronto a ciò che dice Bill, la versione di Luttazzi sembra uscita dal Bagaglino.

Alla fine dello show, Hicks ci lascia sulle note dei Rage Against the Machine, al grido di “Fuck you, I won’t do what you tell me!”, ultimo grido di libertà e di autonomia di pensiero di un grande comedian.

- Adrien Vaindoit

Traduzione e timing: Adrien Vaindoit
Revisione e synch: ReRosso
Styling ed encoding: Vaz

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Nota tecnica di Vaz: come vi sarete resi conto dall’immagine qui sopra, la qualità video è infima. Purtroppo è l’unica versione disponibile in rete, con una risoluzione microscopica e, verso la fine, con l’audio fuori sincrono. Il tentativo di aumentare la risoluzione era un rimedio peggiore del male, perciò dobbiamo arrangiarci così. Buona visione.