Archivio di marzo 2009
Se c’è un comico fra tutti quelli che vi abbiamo proposto che non ha bisogno di presentazioni, quello è senza dubbio Bill Cosby. Nel 1983 Bill Cosby era già un personaggio noto, in America: era uno stand-up comedian affermato e aveva un suo spettacolo televisivo mattutino per bambini. Ma fu con questo monologo che la sua carriera decollò.
“Himself” ebbe un tale successo che l’anno dopo ne fu tratta una sit-com, “The Cosby Show”. Chi non avesse ancora capito chi sia Bill Cosby, avrà le idee più chiare sapendo che la serie “The Cosby Show” in Italia è nota come “I Robinson”, e che Cosby vi interpretava il personaggio di Cliff Robinson (in originale Cliff Huxtable). Il “Cosby Show” rimase per 5 stagioni di fila in vetta alla classifica delle serie più viste in America e grazie a essa Bill fu l’attore più pagato al mondo per diversi anni di seguito.
Bill Cosby ha uno stile molto diverso da quello dei comici che abbiamo visto finora: non dice volgarità (dice UNA SOLA parolaccia in 100 minuti di monologo!), il ritmo è molto blando, pieno di pause, e Cosby usa moltissimo la sua fisicità per scatenare la risata, in particolare le espressioni del volto. Cosby non parla mai di tematiche legate alla razza, a differenza della quasi totalità dei suoi omologhi afroamericani: il suo obiettivo dichiarato è quello di superare le differenze razziali, in modo che anche un bianco possa riconoscersi in quello che dice e rendersi conto che non sono poi tanto diversi.
Gli argomenti di cui parla in “Himself” sono: l’alcol e droga, le visite dal dentista e, soprattutto, i suoi cinque figli, sua moglie e i suoi genitori.
Godetevi questo pezzo di storia!
Traduzione e timing: ReRosso
Check: adrien vaindoit
Styling & encoding: Vaz
P.S. di Vaz: vi sarei molto grato se qualcuno che ha scaricato il file tramite d-link si mettesse in seed insieme a me sul torrent. Grazie!
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Attenzione! Questo spettacolo l’avevamo già rilasciato in precedenza su ReRosso.it e BBF, ma il file aveva dei problemi di formattazione del testo (alcune righe uscivano fuori dai bordi del video). Pertanto, abbiamo deciso di riproporvelo corretto e per l’occasione abbiamo utilizzato anche una fonte migliore l’encoding del video finale, utilizzando il DVD originale e non un DVD-rip trovato via torrent come la volta precedente (che fra l’altro aveva come risoluzione 512×384 pixel invece di 640×480). Quindi, anche se lo avete già scaricato in passato, vi consigliamo vivamente di prendere questa versione e cancellare la vecchia.
Back in Town per me rappresenta molto, visto che è il primo spettacolo comico che ho tradotto integralmente prima di imbarcarmi in quest’avventura. È sicuramente uno degli show più riusciti di Carlin, che qui ha una grinta eccezionale e non le manda a dire.
In particolare, trovo eccezionale la parte iniziale, in cui George parla degli antiabortisti americani, della santità della vita e della pena di morte. Poi passa ad elencare alcuni modi di dire americani che all’epoca mi fecero faticare non poco per trovare una traduzione decente. Infine, stila un elenco delle cose che odia, in un pezzo che chiama “Ostilità in galleggiamento libero”, titolo che poi ho riciclato per una rubrica sul mio blog. Memorabili le battute su Topolino e sui panda, fra le altre.
Per chi non lo avesse ancora visto, buona visione!
Traduzione & adattamento: ReRosso
Timing & annotazioni: ReRosso & Vaz
Revisione, styling & encoding: Vaz
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Finalmente torniamo a pubblicare uno spettacolo fresco fresco di traduzione del mio comico preferito (e, ammettetelo, di molti di voi): George Carlin.
40 Years of Comedy è uno speciale un po’ particolare, visto che non è solo un monologo come tutti quelli che abbiamo tradotto finora. Si tratta infatti di uno spettacolo in tre parti distinte, pensato per onorare i 40 anni di attività di un Carlin allora quasi sessantenne.
Nel primo segmento, il comico Jon Stewart introduce una breve selezione di alcuni momenti topici della carriera di Geroge, dagli inizi da personaggista in giacca e cravatta, passando per il periodo nella controcultura (e qui avrete modo di vedere un assaggio del suo pezzo più noto, “Seven words you can’t say on television”) fino alla fase più recente di fustigatore di folle.
Quindi arriva George in carne e ossa e ci propone una versione ancora da rifinire del finale di You Are All Diseased, dalla Ninna-nanna della pubblicità fino al pezzo sull’Uomo invisibile (è molto interessante vedere come un paio di anni dopo, con piccole modifiche al ritmo, il pezzo sia enormemente migliorato); poi analizza le falsità delle pubblicità degli alimentari; e infine ci delizia con un pezzo micidiale sui suoi animali da compagnia.
L’ultima parte dello show consiste in una breve intervista, condotta sempre da Jon Stewart, in cui George parla della sua infanzia, del suo modo di vivere lo show business e di altre cose.
Uno spettacolo imperdibile per tutti i fans del compianto George!
Traduzione & timing: ReRosso
Revisione, styling & encoding: Vaz
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